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28 aprile 2009

Lorenzo Suding racing diary #02: Peille, rocce bagnate e 3 bar nelle gomme… no problem!

«Ciao a tutti! In questo weekend sono stato in Francia, a Peille per una gara regionale. Ma le emozioni sono state piuttosto da coppa del mondo. Venerdì ci siamo trovati con Milivinti, Cozzi e il nostro road manager Massimo Mascherini a casa sua a Cuorgnè per partire con il nuovo furgone nuovo di zecca. Un Iveco MiniVan 2.3 Turbodiesel inca**atissimo a trazione posteriore, con loghi degli sponsor attaccati dappertutto! Siamo arrivati a Sospel di notte, in tempo per una pizza e per sistemarci nei bungalow di Le Mas Fleuris. Questo camping curatissimo ha già uno spazio nel mio cuore per tutte le esperienze che ho vissuto lì. Ci sono stato per la prima volta con il team Gravity group di Peter Siulczynski assieme ai mitici Sam Blenkinsop e Filip Polc. Poi un’ altra volta con Polc e con degli amici austriaci, dei pazzi scatenati che invece di parlare urlano in un tedesco strano e bevono tanta birra e mangiano salumi fatti in casa… La terza volta ero con i miei e Andreas Sieber, un discesista tedesco fortissimo, a cui voglio così bene che quando mi batte ed è sul podio mi fa solo felice.

Questa paragrafo non ha niente a che fare col DH. Se non volete non siete costretti a leggerlo, è un po’ personale… Comunque… La cosa che vi sto per raccontare non è facile, ma ve la racconto perche la vita è piena di coincidenze strane, e appunto c’è stata una coincidenza sconfortante, ma in qualche modo signifacativa: tutti hanno vissuto delle situazioni difficili. Quella volta era Pasqua, e mia mamma non si sentiva bene. Avevamo preso il bungalow 34 ed era la mattina di Pasqua. Tutto è iniziato normalmente: il tavolo lo abbiamo apparecchiato come voleva la mamma, che di Pasqua se ne intende… Lei voleva stare ancora un po’ a letto, un mal di testa atroce la tormentava già da due giorni. Decidemmo di iniziare senza di lei per farla riposare, più o meno rispettando il rituale imposto da mamma. Dopo un po’ mio padre è andato da lei in camera a offrirgli un bicchiere d’acqua ed è uscito con un espressione confusa. Ho provato io a vedere come stava. Ero in un stato di shock e molto confuso: mia mamma non riusciva a parlare e non riusciva a stare in equilibrio. Ho subito dimenticato tutto e l’ho aiutata in bagno a rinfrescarsi che magari era solo un calo di pressione o che ne so… Si notava che era successo qualcosa di strano, tutti lo dubitavano, ma nessuno osava dirlo. Siamo subito corsi dal dottore di Sospel, e lui ha chiamato un’ambulanza che ci ha portati, io ero con lei, in ospedale a Nizza. E’ strano come la natura può togliere in un attimo solo tutte le difese alla persona più forte al mondo. Questo è successo due anni fa. Lei sta con mio papà al Cairo, in Egitto. Sta migliorando tantissimo perché come ho già detto, è senza alcun dubbio la persona più forte al mondo! Auguro a tutti quelli che devono percorrere una strada simile tanta forza e coraggio. Noi abbiamo la fortuna di essere una famiglia molto unita, anche se sparsa per il mondo.

Comunque la coincidenza strana era che dovevo stare nello stesso bungalow e nello stesso letto di quel giorno sfortunato. Ho sentito la nausea, ma non ho detto niente a nessuno perché volevo scoprire se potevo reggere questa prova. Alla fine ho pensato un po’ a come mai questa cosa.. e avevo paura di mettermi a piangere, ma sono stato un bravo soldato e ho dormito come una roccia.

Sabato faceva bel tempo. Ci siamo alzati presto, alle 6.45, e via al prima bar per il svegliarci con una botta di caffè che lì chiamano “cappuccino”. Noi l’avremmo chiamato fuoco. Dopo aver aspettato dieci minuti che si raffreddava il caffè, siamo partiti per Peille con la lingua bruciata ma almeno due baguette sotto le ascelle. Ahahah! Per strada abbiamo incrociato la macchina apripista del rally con i fari accesi! E daje! Adesso ci viene incontro un’Impreza sgommando… Arrivati giù dal passo si vedevano tutte le macchine da rally parcheggiate. Purtroppo dovevamo proseguire a fare la nostra, di gara.

Montati i gazebo, le bici e fatta l’iscrizione, siamo saliti con i furgoni pick-up a fare la prima discesa. Ero in macchina con Edo Franco e Daniele Cosseta, due amici e compagni valdostani che vorrei vedere un giorno assieme in un team, che secondo me si divertirebbero un sacco insieme, naturalmente con il sottoscritto come capo banda! Che ne dite di… Aosta WUAY Team! (il WUAY si grida, dopo vi racconto)…

La prima discesa: conosco Peille da anni. Sono stato qui già due volte, solo per un giorno, ma la conoscevo bene questa pista. Non si dimenticano i jolly… Nella casetta di partenza ti toccano più che in aeroporto, per controllare se hai messo la pettorina e persino i tappi del manubrio, che non avevo. Sono proprio in Francia, ho pensato… La prima parte è una favola, curve poco spondate veloci con sassi mossi. Yeah! Poi entri nella parte media con curve più strette, sentendo le gomme rimbalzare da un sasso all’altro, cercando di non frenare sui sassi appuntiti o in curva, sempre alleggerendo la bici perdendo la linea giusta e ritrovandola. Dopo tanti sassi ti avvicini al pezzo finale su tre gradoni da un metro leggermente in curva a sinistra che ti buttano in una curva rocciosa a destra con tanta violenza.

L’ultima parte è scorrevole, su terra con tre salti da fare giusti perché non perdonano. Concentrazione pura da inizio a fine, senza mai mollare o cambiare ritmo perché se lasci stare ti scomponi, e fai la fine che ho fatto io. Cadi. Ringrazi il tuo angelo custode, aspetti che ti ripigli, e riparti. Infatti Edo Franco è caduto nella prima discesa d’allenamento e ha preso una botta alla testa. E’ andato all’ospedale di Nizza per fare la TAC, ma sta bene.

Quindi una pista che prima ti bastona perché cerchi di lottargli contro, e che dopo invece ti insegna a rilassarti sui pezzi incazzati e trovare una cosa chiamata in inglese: flow. Quindi difficile e molto impegnativa. Ma non si pedala! WUAY! Alle 17.00 era finito l’allenamento. Ho fatto sei giri e ho bucato solo una volta, invece Cozzi e stato il “flat tire king“, con sei discese e quattro forature. Milivinti invece sta nel mezzo, con 3 e 3 flats: a Mili piace cambiar le gomme, quindi ci pensa lui: Marco è proprio un ragazzo d’oro. ;-)

Tempo di buttare tutto nel furgone e siamo tornati a Sospel di corsa, a saziarci in un ristorante con della pasta. Tornati al camping ci siamo messi sulla terrazza del nostro bungalow a riparare le bici e raddrizzare le corone a martellate. Cominciava la pioggia. Doccia e a letto.

Sunday: svegliati da Massimo alle sei e mezza, stava piovendo già da tutta la notte. Sicuramente conoscete gia il feeling di doversi alzare alle 6.30 di domenica per buttarsi nella pioggia per una gara con le biciclette. Chi te lo fa fare! Cappuccino bollente con tanto latte e tanto zucchero, due baguette e via, questa volta sull’autostrada. Arrivati alle 8.10 e alle nove è iniziata la gara. Senza allenamento su un percorso mai fatto nella pioggia. Si respirava un’aria di guerra… Mi toccava partire alle 11.48. Il cielo era grigio, diluviava e il vento non aiutava. La casetta di partenza era ancora intatta e di fianco c’era un telo rosso agganciato per terra, sembrava una vela e tutti noi rider eravamo li dentro appiccati a tenerci caldo a vicenda. La mia ora è arrivata. Tempo di gasare: partito Frulloni avevo un minuto. Dieci, cinque e via! Partito a tutta me la sentivo proprio, la prima parte mi sentivo leggero e volavo senza un errore, le gomme erano gonfie come quelle da strada per non bucare e sentivo il rumore dei dischi ma sulle rocce le gomme tenevano, pensavo dentro di me, adesso sì, adesso sì, e uscito da una curva a sinistra presa un po’ larga mi aspettava una roccia nascosta che non ho visto e da un secondo all’altro ero per terra, con la bici che mi sorpassava. Mi sono cappottato. Ho ripreso col manubrio, freno e manopola tutto storto. Sono ripartito incarognito con la mano destra indolenzita che faceva dei giochetti strani. Nonostante tutto sono riuscito a chiudere la manche al dodicesimo posto, con un tempo discreto di 3’22”. Miglior tempo del local Spagnolo era di 3’02”, dietro lui MacDonald con l’Ancillotti batteva Payet con qualcosina in più.

Eravamo tutti bagnati fradici. Ci siamo cambiati e abbiamo mangiato la pasta in bianco con tanta voglia di migliorare. Massimo Mi ha cambiato le manopole e un dottore mi ha dato due antidolorifici, che ho presso subito di colpo e vi dico, non vedevo l’ora di ripartire. Ero un po come un golden retreaver prima del passeggio quotidiano. Gasatissimo! … ma invece…

La seconda manche è stata annullata e tutti siamo andati a casa. Sono arrivato a Pila alle 20.30 per sedermi subito davanti al pc, adesso sono le 23.21… Non sento dolore, gli antidolorifici fanno effetto. Domani quando mi sveglierò alle 4 di pomeriggio vedremo. Grande Massimo Mascherini, il nostro direttore sportivo, o come lo chiamo io, road manager che sto fine settimana ha fatto il chauffeur, il meccanico, il cuoco e pure il mentore!»

Lorenzo Suding

Link
Le puntate precedenti del diario di Lorenzo: #00, #01.

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3 commenti »

  1. grande lore. splendido report e splendida storia :)

    Commento di matteo — 29 aprile 2009 @ 11:54

  2. BRAVO SOLDATO!!!!

    Commento di MITCH!!! — 23 giugno 2009 @ 17:05

  3. ciao sudor, o sudizzi come piace a te… mi scrivi una mail che non trovo la tua ? grazie mille

    luca

    luca.masserini@tuttomtb.it

    Commento di luca masserini — 5 ottobre 2009 @ 16:47


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