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17 aprile 2009

Lorenzo Suding racing diary #01. Sudafrica, lasagne e downhill

Lorenzo Suding in gara (foto Fraser Britton - Transcendmagazine.com)«Scrivo di nuovo dal solito internet point di Aosta… Mi costa troppo questa rubrica! Eheheh, mi devo comprare un portatile cosi almeno scrivo quando voglio… anche in giro per il mondo.

Siamo arrivati lunedì a Johannesburg, con due ore di anticipo sul team Iron Horse – Kenda – Playbiker, a cui Milivinti, Cozzi ed io ci siamo aggiunti per trascorrere otto giorni di avventura in Sudafrica. Abbiamo preso un furgone a noleggio per fare un viaggio di 500 chilometri in autostrada fino a Pietermaritzburg. Cozzi ha preso la guida per primo, era un avventura iniziata con poca cautela… ogni tanto in salita frizionava per dare il massimo delle limitate prestazioni del nostro Toyota Quantum, e in discesa invece spingeva al punto che la lancetta andasse oltre i 180 chilometri orari. Ci teneva compagnia il nostro amico fotografo Simon Cittati (senza di lui passare i 190 in discesa non sarebbe stato possibile).
Quando ci è venuta la nausea della guida aggressiva del nostro pilota, ha preso il volante Milivinti, che restava sempre almeno 2 km/h sotto il limitte. Come passare da un estremo all’altro.
Dopo cinque ore di viaggio siamo arrivati al nostro alloggio, che si chiamava “Africa’s Eden“! Un posto bellissimo, con un giardino enorme con alberi, cespugli, fiori vari e piscina: ci aspettavano con le lasagne pronte!

Il martedi abbiamo montato le bici, poi fatto un giro per il centro. Ci siamo trovati noi unici tre bianchi in mezzo a tutta la gente di colore per le strade di Pietermaritzburg. Io ero preparato a questa situazione, ma Milivinti e Cozzi non li vedevo proprio sciolti… Ci siamo trovati subito bene perché il “vibe” è molto rilassato e la gente molto gentile e tranquilla. Dopo un’oretta di passeggiata per le shopping streets tra la gente che andava a passo di lumaca ci ha chiamato Romano Favoino (team manager del team Playbiker, ndr) per invitarci a girare con il suo team al Giba George Bikepark, a mezz’ora di autostrada.
E’ stupefacente come siano più avanti di noi italiani persino in Africa. C’era il pistino da BMX perfetto per i bambini che si gasavano a saltare e copiare e pedalare. Dietro il pistino c’erano grossi salti  da dirt, in mezzo il bikeshop super fornito e il bar stilosissimo anche super fornito di tutte le sodas e birre locali. Ci siamo vestiti, abbiamo preso le bici e saliti sul pickup che ci faceva le risalite su una strada sterata. La pista era piena di curve strette in contropendenza con uno step-up grosso su cui sparavano dei whip enormi. Alla fine del terzo giro ci siamo fermati al bar decorato di bamboo e paglia a bere una Nasdar, che è una deliziosa birra locale. Poi a casa a fare la doccia e andare a mangiare al Quincy’s, che è un ristorante che si spaccia per italiano, ma in realta era un mix di un po’ di pasta bombata con tanta carne e salse che qui in Italia sarebbe un reato. Buonissima!

Il tracciato di Pietermaritzburg
Claudio Cozzi super-impegnato alla guidaMercoledi siamo andati subito a fare la ricognizione, dimenticando di portarci qualcosa da bere. Due ore per arrivare in cima e scendere, la pista era bella lunga e sembravamo gli unici pirla a salire a piedi che tutti gli altri salivano in macchina per scendere a piedi. Quando siamo arrivati in fondo eravamo completamente disidratati, e Cozzi ha preso una bella scottatura attorno al collo. Dopo che ci siamo bevuti 7 lattine da mezzo litro di Powerade siamo andati a prendere i numeri: Jared Graves 81, Milivinti 82, io 83 e Cozzi 122. Di sera doccia e via al Quincy’s per un’altra pasta bombata e un filetto da 400 grammi!

Il giovedì era finalmente ora di provare la pista. Dopo aver visto che la pista era mezza da pedalare ci siamo fatti furbi e abbiamo comprato le gomme Minion da freeride da 2”35 e camere d’aria da cross country per fare scorrere ste bici. L’allenamento andava dalle 10.00 alle 14.00 e sembrava che potessimo fare tanti giri, ma invece le risalite erano fatte da tre soli camion giganti cassonati vuoti vecchi che ti facevano sentire un soldato in guerra. Vi dico solo che si viaggiava sull’autostradda con la porta laterale che semplicemente non esisteva… La pista era divisa in tre sezioni: prima parte ripida, tecnica e veloce; la seconda di quasi due chilometri piatti, con dei salti e dei panettoni enormi; l’ultima che sembrava una autostrada, con dei salti in discesa a mille! Bella, ma duro lavoro per le gambe. Ho fatto quattro giri e mi divertivo come un matto sui 13 salti da 6 – 18 metri! Wuuay!
Poi a casa doccia e di nuovo Quincy’s… Siamo diventati i maggiori azionisti.

La qualifica
Venerdì c’era la qualifica. Colazione alle 7.30, training dalle 8.00 fino a mezzogiorno. Ho fatto 3 giri uno piu divertente dell’altro! A volte dimenticavo che avevo la qualifica e cercavo di whippare in alto piutosto di capire le linee piu veloci. In gara ero rilassatissimo: dopo il primo pezzo ripido mi si è incastrata la catena in quelche modo strano ma dopo due curve sono riuscito a liberarla pedalando avanti e indietro. Alla fino ho fatto un 4’08” che mi metteva in 41esima posizione. Ero soddisfatto, e sapevo che se volevo arrivare nei top 20 dovevo abbassare di 10 secondi.

Dopo sapete gia come è andata: aasa e Quincy’s. Milivinti si inca**va perché gli mettevano sempre troppe salse nella pasta e sul pane, ma secondo me era perché le cameriere non erano più quelle del primo giorno. Io e cozzi eravamo contenti come dei bimbi dal gelataio.

Sabato allenamento dalle 8.00 alle 12.30. I quattro giri erano di nuovo perfetti, a parte una curva che ho preso un po’ troppo allegra, entrando in un bell’albero a quaranta all’ora, con le spalle. La gente guardava con delle faccie come se avessero mangiato un limone: non mi è successo niente, e dentro di me gridavo «sono indistruttibile!». Così mi sono gasato in altri salti, e poi siamo andati a guardare il four-cross, abbronzandoci un bel po’.

Poi a casa e… non al Quincy’s ma al Saki, un sushi bar che ci faceva aspettare 40 minuti per due involtini. Sono veramente lenti in Africa…

La gara
Lorenzo e il furgoneDomenica gara. Si sentiva l’adrenalina nell’aria. Tutti erano più concentrati e nelle risalite (mortali) c’era solo Duncan Riffle che scherzava e rideva. Tutti gli altri tesi…
La mia partenza era alle 14.35. Ero su già dall’ una e mezza per scaldarmi. Ero pronto e mi sentivo al mio agio. Ripetevo la pista dentro di me, con i saltoni e le curve velocissime e pensando fortemente all’arrivo con un tempo buono. Cerco sempre di influenzare la mia mente prima di partire con dei pensieri divertenti – e magari anche di gloria, come un arrivo con un bel salto e tutti gli spettatori che gridano…

Ma in realta questa volta non è andata così. Ero nella casetta della partenza e mancavano 10 secondi e la tabella era arancione, poi al verde sono subito partito con tutta la mia forza e dopo un secondo sento il giudice che grida «stop!», freno, guardo indietro per capire… Niente. Cazzo! riparto inervosito e tirando bestemie (non si sa bene in che lingua, ndr). La prima parte ripida è andata bene, poi sul pietrone tecnico sono sceso un pello più a destra, dove cambiava la linea in contropendenza da piuttosto liscia a piuttosto rocciosa. Cercando di restare sul pony che scalciava per tornare sulla linea giusta, sono andato giù. Ho sentito una depressione istantanea e ho perso tutta la voglia, ma la gente tifava e mi ha gasato a ripartire più inca**ato di prima! Da lì mi ricordo solo di aver pedalato come mai prima, senza sedermi una volta, ma il mio tempo alla fine è rimasto altissimo. All’arrivo poco glorioso ero molto deluso con me stesso ma dopo aver recuperato il mio fiato mi sono costretto a non lamentarmi troppo e nascondere il mio malumore.

Meno male c’era la festa dopo che con Bugno e Cozzi le cose diventano sempre piuttosto interessanti! Dico solo “ghetto booty”!

L’Africa è bellissima avevo vissuto in Burundi per cinque anni da bambino, ma non me la ricordavo così bene. Anche perché ero sempre nel giardino e arrampicato sugli alberi. Mi ha proprio fatto bene stare tra tanta gente di colore di nuovo! Fa proprio strano all’inizio, poi ti apre gli occhi su un mondo diverso.
Il ritmo laggiù e molto più lento, la gente camina piano e saluta gentilmente. Anche i paesaggi sono magnifici! Gli alberi piatti, la savana africana, i suoni degli uccelli africani che ti fanno sentire nella selva anche se attorno a te c’è solo cemento e ristoranti e fast-food.

Era proprio strano, comunque. Tutto è civilizzato come in Europa, ma in mezzo all’Africa pura. Alla fine il Sudafrica è un paese pieno di contraddizioni. Sono due mondi paralleli in tutti i sensi… Si sente che la civilizzazione è stata messa con la forza. Magari ero l’unico, ma penso che non sia naturale quello che si sente: ma se la gente sorride, e tutto sembra a posto!

Per concludere, voglio ringraziare il team Dytech e Maurizio Lazzero per il costante supporto che ci ha fornito in questo periodo: è strepitoso poter girare il mondo sapendo che qualcuno pensa sempre a te!»

Lorenzo Suding

Link
La puntata precedente del diario di Lorenzo: #00.

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4 commenti »

  1. Bravo Lorenzo, bel racconto. Continua così che oltre alla manetta in bici hai anche un futuro da giornalista!

    Romano

    Commento di Romano Favoino — 17 aprile 2009 @ 13:11

  2. I am fascinated and incredibly proud of you.
    Well done!

    Commento di Lucrezia Suding — 17 aprile 2009 @ 19:26

  3. Complimenti Lorenzo, bel racconto avvincente, quasi alla Karen Blixen con un tocco di Emingway. Continua così, alla prossima
    Alberto Ancillotti

    Commento di ancillotti — 19 aprile 2009 @ 21:15

  4. Well done Lorenzo!!! ;-)

    Commento di Zampa — 22 aprile 2009 @ 19:44


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