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16 gennaio 2009

10 domande a… Antonio Silva

Antonio Silva a CanberraAntonio Silva è il direttore tecnico del settore abilità della nazionale italiana di mountain bike, che comprende downhill, four-cross, bmx e bike trial. L’annata 2008 è stata per lui piuttosto ricca di soddisfazioni, con i buoni piazzamenti tra gli élite al mondiale in Val di Sole e all’europeo di Caspoggio di Marco Milivinti e Alan Beggin, e qualche soddisfazione dagli junior, che crescono bene ottenendo qualche soddisfazione anche a livello internazionale.
Il metodo di lavoro di Silva, diverso da quello dei suoi predecessori, ha dato i suoi frutti negli ultimi anni del “quadriennio olimpico”, e proprio nei primi mesi del 2009 si saprà se Antonio, molto amato dai “suoi” ragazzi, sarà riconfermato alla guida del settore “gravity” nel quadro della nuova federazione.
Lo abbiamo già intervistato su questo sito a fine stagione, ma le ormai canoniche “10 domande” servono a rendere il bilancio di fine anno più completo.

1. L’evento più bello della stagione
Sicuramente il mondiale in Val di Sole occuperà sempre un posto di rilievo nei miei ricordi: un evento di questo livello, su una pista italiana (anche se la nostra nazionale non ha potuto prepararlo al meglio nel periodo precedente), con quella particolare atmosfera che si crea in un team nazionale che corre in casa, i ragazzi, la tensione, il calore del pubblico, l’attesa… tutte sensazioni da provare.
Soddisfazioni anche a Caspoggio (nonostante il tempo ne abbia fatte di ogni) con Milivinti ad un pelo dal podio.
Grande peso poi hanno avuto per me anche le Olimpiadi di Pechino (a cui non ho potuto presenziare per scelta di altri): ritrovarmi a capo di un settore che si è giocato un posto alle Olimpiadi ed alla prima occasione utile nella storia di una disciplina, non può che far piacere.

2. La giornata peggiore
Di giornate nere ne ho purtroppo vissute parecchie, tanta attività, tanti problemi, ma Maribor e l’infortunio di Livio Zampieri sono sicuramente tra le peggiori: conosco bene Livio e conosco i sacrifici fatti e le motivazioni che lo sostenevano, in un momento così positivo ed importante, vederlo cadere malamente e capire che qualche cosa di grave era sicuramente successo è stato veramente brutto.
Altro infortunio pesante, la frattura del braccio di Francesco Policante alla vigilia dell’europeo di trial, infortunio che ha poi segnato anche il suo mondiale.
Al di fuori delle gare, ma non proprio, è stato scioccante apprendere della morte di Gianni Beggin, pur sapendo da tempo delle sue condizioni di salute. Conosco Gianni da quando si correva insieme e conosco la forza che ci metteva nel rapportarsi con gli altri e nel sostenere, nonostante tutto, Alan.

3. La gara e il percorso più bello del calendario italiano
Penso che il ritorno di Pila tra gli eventi che contano sia stato un fatto molto positivo, un percorso tecnico e nello stesso tempo piacevole, con un contesto ambientale notevole, non può che candidarlo in futuro a rientrare nel giro di coppa del mondo.

4. Il tuo idolo di tutti i tempi, nel mondo del downhill
I tempi cambiano e cambiano anche i personaggi, quello che più di ogni altro ha lasciato il segno è indubbiamente Vouilloz, forse l’unico che, età permettendo, avrebbe vinto anche ai tempi di Herbold e Tomac e che potrebbe vincere anche oggi.

5. Come è cambiato il mondo del downhill da quando sei nell’ambiente? E le biciclette?
Dunque, ricordo di aver comiciato a correre con una OffRoad (sospensione posteriore da 8 centimetri gestita da un semplice elastomerone e forcella anteriore Spring con modifica artigianale “long travel” portata a 6 centimetri, freni cantilever……..non vado avanti o mi viene la pelle d’oca!), ora giro con una Iron Horse Sunday (che penso tutti conoscano). La tecnologia nel nostro mondo sta raggiungendo livelli di eccellenza e la discesa credo sia il miglior banco prova per la maggior parte delle nuove soluzioni.
L’ambiente è anch’esso in continua evoluzione, ha seguito differenti strade in Italia e all’estero. Da noi dopo un periodo di esplosione e di fasti agonistici (con buon coinvolgimento di sponsor ed energie umane) si è assistito ad un’involuzione di tipo amatoriale, con crescita del numero dei partecipanti, ma con uno sganciamento dal “treno internazionale”. Parola d’ordine: recuperare terreno!

6. Quale ruolo pensi dovrebbero avere i media in questo sport?
Un ruolo pesantissimo, soprattutto la TV, i fondi arrivano se generi visibilità e di conseguenza interesse. E non solo i fondi, ma anche praticanti e appassionati. Il difficile è riuscire ad uscire allo scoperto, tutto resta nascosto dietro quel colosso che è il calcio. E la stessa FCI lascia lo spazio dei propri magri palinsesti più che altro alla strada.

7. Che cosa serve per far crescere il movimento?
Vorrei avere una bacchetta magica, per abbreviare i tempi. L’ho detto più volte, sono convinto che il futuro sia dalle noste parti, è necessario però non perdere occasioni e soprattutto non perdersi in crude polemiche come ama fare qualcuno (forse è una facile modalità per avere attenzione). Le polemiche spezzano i movimenti e insabbiano i progressi.
Bisogna lavorare seriamente sull’impiantistica e sulla didattica (senza improvvisazioni o futili protagonismi). In ambito agonistico, impostare l’attività in modo serio e professionale, dare garanzie agli atleti, anche con programmi pluriennali. Soprattutto con programmi… Alcuni, anche da noi, hanno dimostrato di averlo capito: speriamo la cosa si diffonda).
Tema FCI: colpevolizzare non serve, per cambiare bisogna entrarci e lavorarci, ci vuole inevitabilmente anche responsabilità politica, anche se non è divertente, ve lo garantisco.

8. I tuoi obiettivi per il prossimo anno
Prima di tutto riuscire a continuare a lavorare per i nostri ragazzi e per il movimento: a fine marzo scadrà il mio mandato in FCI e so per certo che non mi sarà comunicato nulla fino all’ultimo momento. Personalmente ho già presentato un programma, ma non so quale validità possa avere. Sono costretto a rimandare la risposta a questa primavera.

9. Un giovane emergente su cui scommetteresti per il futuro
Tra i più giovani, i nomi che girano sono i soliti due Colombo e Vernassa, io però aggiungerei anche un terzo incomodo: Caire.

10. Il 2008 verrà ricordato per…
Gli eventi internazionali in Italia, mondiale ed europeo con Milivinti che sfiora il podio, il BMX alle Olimpiadi, la pausa di Alan. Nel trial, lo stop di Policante (??).

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Tutte le interviste di MTBnews.it.

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