MTBnews.it

8 gennaio 2009

10 domande a… Alan Beggin

Alan BegginBastano poche parole per descrivere Alan Beggin: otto volte campione italiano di downhill, negli ultimi anni unico simbolo del nostro Paese all’estero nel nosto sport. Dopo aver annunciato proprio a MTBnews.it, a fine ottobre, l’intenzione di non correre nel 2009, per concedersi un anno sabbatico e rimettere insieme i pezzi di una vita che non è più la stessa dopo la scomparsa del padre Gianni, il mondo del downhill gli si è stretto attorno. Proprio quel mondo in cui Alan diceva di non sentirsi più a suo agio, quell’ambiente che gli ha dato tanto – innumerevoli vittorie nel circuito italiano, oltre agli otto titoli tricolori e a numerosi buoni piazzamenti in coppa del mondo – ma in cui non si sente più a casa. Gli attestati di stima si sono fatti sentire, e hanno messo fine ad una polemica durata settimane per alcune sue esternazioni, forse poco felici, ma che hanno coperto con un inutile brusio il messaggio che voleva lanciare: fare squadra per crescere, per riuscire a mettere il naso oltre confine senza continuare a prendere bastonate da tutti.
Attraverso le classiche “10 domande“, Beggin fa un bilancio della stagione: un 2008 in cui, pur senza essere focalizzato al cento per cento nell’agonismo, si è preso qualche soddisfazione.

1. L’evento più bello della stagione
Sicuramente l’evento più bello a cui ho partecipato è stato il mondiale in Val di Sole. Lì sono stato felice di essere un rider di uno sport pulito che dà emozioni indescrivibili sia agli atleti che al pubblico!
L’evento a cui ho partecipato indirettamente? Il mondiale di motocross a Mantova! Grazie all’ospitalità di Red Bull ho potuto conoscere i rider più forti al mondo di uno sport molto simile al downhill.

2. La giornata peggiore
In gara sicuramente il campionato europeo a Caspoggio. In qualifica ero messo bene e sapevo di aver un buon margine di miglioramento per la finale, ma non sempre le cose vanno come auspicato.
La giornata peggiore al di fuori delle gare, il 20 maggio 2008.

3. La gara e il percorso più bello del calendario italiano
Sono due: Pragelato e Pila, due gare per me indimenticabili!
La prima per le condizioni meteo, il percorso fangoso, tecnico e veloce, come piace a me. E soprattutto per aver vinto su un tracciato che l’organizzazione di Cicli Colomba ha intitolato a mio papà.
La seconda per aver riconquistato la maglia tricolore con una discesa perfetta.  Quella località mi ha sempre portato bene, e lì sono riuscito a trovare qualcosa dentro di me che non sapevo di avere.

4. Il tuo idolo di tutti i tempi, nel mondo del downhill
Nicolas Vouilloz, semplicemente il migliore! Un mix di dote, carisma, costanza e tecnologia.

5. Come è cambiato il mondo del downhill da quando gareggi? E le biciclette?
Ho iniziato a seguire le gare di discesa nel 1991, quando avevo solo 6 anni. Nell’arco di tutti questi anni la disciplina ha avuto il suo apice economico e adesso stà raggiungendo quello tecnico.
All’epoca scendevano con le bici rigide, con l’attacco manubrio ammortizzato. A pensarci bene, cose da folli!
Adesso le bici sono dei capolavori di tecnologia, ti permettono di affrontare ostacoli estremi senza problemi.

6. Quale ruolo pensi dovrebbero avere i media in questo sport?
Sicuramente in Italia gli sport minori non sono tanto seguiti, però penso che se ci fosse la presenza delle tv la disciplina crescerebbe ancora! Negli ultimi anni internet ha aiutato molto a far conoscere questo sport, grazie a siti come il vostro che aggiornano il lettore sulle notizie più fresche e l’evoluzione dei fatti.
La pubblicità delle manifestazioni sulla stampa e alle radio locali, e la seguente messa in onda dei filmati delle gare, a mio parere aumenterebbe l’afflusso del pubblico, che sia per gli atleti che per gli organizzatori delle manifestazioni stesse darebbe gran soddisfazione.

7. Che cosa serve per far crescere il movimento?
Far cambiare la mentalità dell’italiano medio, sedentario che guarda le partite di pallone. Mettere al corrente i ragazzini delle scuole che esiste anche uno sport come la mountain bike. Uno sport a diretto contatto con la natura, che aiuta ad apprezzare i valori della vita e che forma il fisico e la mente.

8. I tuoi obiettivi per il prossimo anno
Recuperare le energie perse durante tutti questi anni di gare e tornare a fare qualsiasi cosa divertendomi come qualche anno fa.

9. Un giovane emergente su cui scommetteresti per il futuro
Premetto che purtroppo non ho seguito a pieno i nomi dei giovanissimi, però sicuramente Gianluca Vernassa e Francesco Colombo, sono molto giovani e hanno entrambi voglia di emergere e hanno alle spalle chi lì può aiutare.

10. Il 2008 verrà ricordato per…

Dal mio punto di vista per la scomparsa di mio papà, e per la mia vittoria a Pila.
Per il resto, senza dubbio la discesa di Sam Hill in Val di Sole: non avrei mai pensato che si potesse scendere da quella pista a quella velocità!

Link
Il sito di Alan.
Tutte le interviste di MTBnews.it.

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6 commenti »

  1. vorrei lasciare un commento su come far crescere il movimento…considerare in modo diverso da quello attuale i master che sono l’ossigeno in uno sport privo di risorse economiche come la DH…loro portano alle gare i giovani che possono diventare dei nuovi “BEGGIN”…non vengono fuori dal nulla!!! buona stagione a tutti.

    Commento di cicli colomba — 8 gennaio 2009 @ 23:30

  2. Ciao Alan,
    ti auguro di realizzare pienamente il desiderio che hai espresso alla risposta n°8 ma allo stesso tempo spero di poterti rivedere presto nei campi di gara.
    Divertiti e mi raccomando: sempre a tutta frate! :-)

    Commento di Stinko — 9 gennaio 2009 @ 17:13

  3. per portare tv e stampa occorre far si che l’evento sia spettacolare dal punto di vista tecnico e non numerico. quindi gli organizzatori devono capire che il loro guadagno non deve arrivare dai master ma al contrario evitare loro di partire e pubblicizzando l’evento come appunto evento! In val di sole benchè non ci fossero i grossi numeri portati dai master è stata la giornata del dh quella più seguita da spettatori e tv. E di esempi simili ve ne sono una infinità senza scomodare un mondiale!

    Commento di alex — 10 gennaio 2009 @ 10:18

  4. Ma perché non li ammazziamo sti master, così almeno non seccano con la pretesa di poter andare a correre e non occupano lo spazio da spettatore agli EVENTI…

    Per cambiare argomento, complimenti a mtbnews per le interviste

    Commento di cristiano — 10 gennaio 2009 @ 19:59

  5. io seppure giovane voglio continuare a correre ancora un pò! lunga vita ai master!

    Commento di Luca 14 — 11 gennaio 2009 @ 14:45

  6. I master portano i soldi in questo sport quindi è meglio tenerseli buoni, al contrario degli elite dove non pagano nulla!!

    Commento di roby — 24 gennaio 2009 @ 08:55


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