MTBnews.it

11 dicembre 2008

10 domande a… Roberto Vernassa

Roberto Vernassa a QuartRoberto Vernassa è il team manager di una delle squadre italiane che, negli ultimi anni, è cresciuta maggiormente: l’Argentina bike gravity team. Con costanza e impegno, quella che era una semplice squadra con tanti giovani promettenti, e che organizzava sulla pista di San Romolo e del Monte Bignone il “Meeting internazionale Città di Sanremo“, gara di apertura della stagione agonistica italiana, è diventata nel 2008 un UCI trade team, con atleti di buon livello in world cup.
Per il 2009, l’Argentina bike ha ingaggiato uno degli italiani più forti, Marco Bugnone, e la forte svizzera Silja Stadler; i giovani continuano a crescere, con Andrea Gamenara pronto per salire sui gradini più alti del podio tra gli junior, e il figlio di Roberto, Gianluca, indicato dagli addetti ai lavori come uno degli esordienti più tosti. Il primo raduno del team è avvenuto la scorsa settimana, durante il ponte dell’Immacolata, permettendo ai nuovi compagni di squadra di conoscersi, di trovare feeling con i nuovi mezzi e di provare i tracciati di casa.
Nel frattempo, il meeting di Sanremo non è più una gara internazionale, a causa di qualche problema di sicurezza, ed è diventato un week end di test cronometrati: per continuare a crescere, ma con i piedi ben piantati per terra.

1. L’evento più bello della stagione
Questa stagione mi ha regalato due occasioni molto importanti ed emozionanti. La prima direi che è senz’altro la prima gara di mio figlio Gianluca a Quart, vedere la sua gioia e il suo entusiasmo mi ha sicuramente emozionato.
La seconda non può che essere la vittoria di Samuel Zbinden a Ravascletto,  dopo tanti risultati di rilievo e vittorie nelle categorie giovanili finalmente è arrivata anche la prima a livello assoluto anche  per l’Argentina bike.

2. La giornata peggiore
Penso che i momenti più brutti siano quelli delle polemiche , quindi il “fatto Beggin, sia nelle sue dichiarazioni che nelle risposte, e la gara di Collio: non per la gara in sé, che al contrario era bella ed interessante, ma per tutto quello che è successo. Vedere annullare una gara dopo una lunga trasferta, due giorni di allenamenti e una manche di qualifica non è stato piacevole per noi corridori, e sicuramente nemmeno per gli organizzatori.
Molte persone però non hanno esitato ad insultare lo staff organizzativo (dalla Federazione ai cronometristi, agli organizzatori) e polemizzare sull’accaduto. Sicuramente qualche responsabilità c’è stata, e la situazione che si era creata era grave, ma causata da fattori straordinari e difficilmente prevedibili. Bisogna analizzare queste situazioni ed utilizzarle per migliorare la programmazione delle manifestazioni che verranno e non fare delle sterili polemiche.

3. La gara e il percorso più bello del calendario italiano
Come si fa a non indicare il campionato italiano di Pila come la gara italiana più bella dell’anno? Un percorso da coppa del mondo, un’organizzazione  all’altezza dell’evento, una località bellissima e uno spettacolo di alto livello da parte degli atleti.
Vorrei anche evidenziare la gara di Val Vigezzo per la qualità dell’organizzazione e la qualità del lavoro  fatto sul percorso, peccato il grosso problema dell’arrivo lontano dai paddock.

4. Il tuo idolo di tutti i tempi, nel mondo del downhill
Tantissimi atleti vanno forte e hanno la mia completa ammirazione. Due su tutti si distinguono: Steve Peat, per tutti gli anni che è nel circuito internazionale ad altissimi livelli e Nicolas Vouilloz, vincitore di 10 mondiali, per la classe e l’umiltà che lo distinguono. Ho il piacere di conoscerlo personalmente e in più occasioni ho avuto modo di stare con lui: vi garantisco che è una persona squisita, grande classe in bici e in auto, ma anche nei rapporti umani.

5. Come è cambiato il mondo del downhill da quando sei nell’ambiente? E le biciclette?
Se stai un po’ di tempo senza vedere un bambino, quando lo rivedi ti stupisci per quanto è cresciuto e quasi non lo riconosci. La stessa cosa per la discesa. Uno sport giovane come il nostro non poteva che fare dei cambiamenti enormi anche in poco tempo, e se penso alle prime edizioni della gara di Sanremo con bici front con la Mag 21 da 40 millimetri di escursione, mi chiedo come si faceva a venir giù da lì.
Indubbiamente adesso è un altro sport, con mezzi che ti permettono velocità e traiettorie una volta inimmaginabili e ragazzi che crescono tecnicamente sulla bici, e non vengono dal motocross o altri sport “no limits“, e quindi con capacità di guida e classe da vendere. Non ho vissuto in prima persona l’ambiente nel momento di grande splendore, con mega team e potenzialità economiche importanti, ma credo che da lì in avanti l’ambiente non sia poi cambiato tanto. Il nostro è uno sport povero, e anche i team più importanti sono miseri se confrontati con gli sport similari delle moto. A mio parere però è un ambiente piacevole, e ogni volta che parto per andare ad una gara sono contento di farlo.

6. Quale ruolo pensi dovrebbero avere i media in questo sport?
I media sono determinanti, la loro attenzione può far crescere o affondare il movimento, solo avendo visibilità si possono trovare sponsor per creare squadre in grado di portare gli atleti più meritevoli a livelli internazionali. Ritengo che in questo caso la stampa di settore, a parte rare eccezioni, non ci sia d’aiuto: si parla troppo poco di downhill, anche se è sicuramente la disciplina più spettacolare della mountain bike. Se per vendere si punta sul numero di praticanti che comprano le riviste, indubbiamente non possiamo confrontarci con il cross country.
Ma piuttosto che ripetere tutti gli anni rubriche sulla preparazione atletica o su come vestirsi o cosa mangiare durante le gare – cose che ormai  sanno anche i muri – non sarebbe più bello ed accattivante inserire delle belle foto di azione con qualche notizia in più sui piloti della discesa?
Fortunatamente a livello internet la visibilità non è male, e sono convinto che se sapessero dell’attenzione che c’è per alcuni siti web, anche altri tipi di comunicazione potrebbero prenderci in considerazione.

7. Che cosa serve per far crescere il movimento?
La risposta è strettamente legata alla domanda precedente. Visibilità. Ogni appassionato di una disciplina sportiva che non sia il calcio penso si possa lamentare della poca attenzione dei media, ma è normale che si venda quello che viene richiesto.
Il nostro sport si potrebbe distinguere e uscire dalla mischia, e se solo avessimo un supporto maggiore dalla Federazione potremmo anche noi avere un po’ di spazio televisivo. Questo ci permetterebbe di farci conoscere e di attirare l’attenzione di altre forme di informazione (ad esempio, della stampa generalista) a  tutto vantaggio di chi cerca di dare un minimo di professionalità all’ambiente.
Dare professionalità non vuol dire boicottare gli amatori, come alcuni vogliono far credere, ma vuol dire avere le possibilità economiche per aiutare dei giovani negli allenamenti, nelle trasferte, nel fornire l’attrezzatura adatta a farli crescere agonisticamente e a creare dei campioni che possano essere da stimolo ai giovani perché pratichino il nostro sport. L’età media del nostro circuito nazionale è incredibilmente più alta di altre nazioni come la Francia o l’Inghilterra, e i risultati sia dal punto di vista sportivo sia da quello economico sono evidenti.

8. I tuoi obiettivi per il prossimo anno
Da un paio di anni l’Argentina bike ha creato due squadre con obiettivi diversi, la prima con i ragazzi più meritevoli punta a ottenere risultati di rilievo in campo nazionale ed internazionale e quest’anno con Bugnone, Silja Stadler e  Gamenara cercherà di… vincere il più possibile. Non sarà certo facile, ma sulla carta non siamo poi messi male.
La seconda ha sempre avuto come programma promuovere il downhill nei giovanissimi, farli divertire ed aiutarli  a   migliorarsi nella tecnica e nelle competizioni: ci siamo sempre riusciti e quindi anche per la prossima stagione spero di potergli trasmettere il mio entusiasmo.

9. Un giovane emergente su cui scommetteresti per il futuro
Penso che la passata stagione ci abbia regalato dei giovanissimi di grande qualità. E’ sempre difficile dire se avranno dei miglioramenti che gli permetteranno di arrivare in alto, se avranno la costanza di andare in bici e se avranno la forza di non demoralizzarsi quando inizieranno a trovare difficoltà, ma hanno qualità tecniche di base veramente  interessanti. Primo tra tutti Francesco Colombo, visto che ha vinto tutto ciò che poteva vincere. Ma, concedetemelo, anche mio figlio Gianluca e Carlo Caire penso  siano gli atleti più interessanti in prospettiva futura.

10. Il 2008 verrà ricordato per…
La caduta di Sam Hill al mondiale di Commezzadura: ha dato una tale dimostrazione di superiorità che nonostante non sia sull’albo d’oro del 2008 tutti gli appassionati ricorderanno la sua prestazione per tanti anni, un po’ come è successo a Champéry l’anno scorso.

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2 commenti »

  1. Come sempre Roby Vernassa è molto chiaro e propositivo. Ha fatto e continua a fare un ottimo lavoro per far crescere il Gravity in Italia. Faccio a lui e a tutto il team Argentina Bike un grosso in bocca al lupo per la prossima stagione.

    Commento di Romano Favoino — 12 dicembre 2008 @ 00:36

  2. Complimenti a Vernassa, sicuramente hai capito quale sia la collocazione e i limiti della DH. Lo dimostri facendo il confronto tra la “nostra” specialità e gli sport motociclistici: ma quando i “boss” della nostra federazione si renderanno conto che di ciclistico c’è ben poco? Ai posteri l’ardua risposta!!!
    E poi è ora che la finiamo con inutili polemiche da bar sport: sicuramente un sano confronto sportivo fa crescere l’ambiente, ma discussioni da giornaletti scandalistici dal mio punto di vista ci fanno solo sembrare ridicoli.
    Un enorme in bocca al lupo a tutti quelli che si fanno un c…o tanto per far crescere questo sport.
    E un consiglio ai giovani: meno video e più sudore!

    Commento di Claudio Brunier — 12 dicembre 2008 @ 11:17


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