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21 giugno 2008

Commezzadura: Gee e Rachel Atherton fratelli iridati. Lui scalza Peat e Hill, lei schianta la concorrenza

Sarebbe troppo semplice chiamarlo “finale thrilling”. Steve Peat deve però aver perso qualche anno di vita, seduto sull’hot seat. Il 34esimo compleanno lo aveva festeggiato pochi giorni fa, ma oggi, sabato 21 giugno, con una serie di colpi di scena che hanno caratterizzato le fasi cruciali della finale del downhill, il “grande vecchio” ha prima visto il titolo iridato avvicinarsi, quando Sam Hill, in vantaggio di quasi dieci secondi, si è sdraiato all’ultima curva, esagerando con il drift cui aveva abituato nei giorni precedenti, e poi essendo scalzato dal connazionale Gee Atherton (nella foto sopra), autore di una prova concreta e perfetta.
Così, a Commezzadura, in Val di Sole, per la prima volta due fratelli hanno indossato le maglie fasciate dell’iride, con Rachel Atherton dominatrice tra le ragazze. La britannica ha lasciato a undici secondi e mezzo l’iridata uscente Sabrina Jonnier e ad oltre diciassette Emmeline Ragot, con quarta Floriane Pugin: dopo la tripletta francese tra le junior, il dominio transalpino è arginato tra le élite da una britannica. La Atherton, autrice di una prova perfetta, è stata in netto vantaggio già dalla parte alta, guadagnando oltre cinque secondi dalla Jonnier già all’intertempo.
Buona prova degli italiani, ben al di sopra delle aspettative: Marco Milivinti, pur con una spalla fasciata, chiude 15esimo, volando in alcuni tratti del percorso. Alan Beggin chiude 20esimo, Lorenzo Suding 28esimo. Bruno Zanchi, all’ultima gara e con un ginocchio malmesso, giunge 48esimo. Elisa Canepa, unica azzurra, chiude 18esima dopo una prova pulita.

La gara in breve: copione già scritto? No, incertezza fino alla fine
A vedere l’ordine di partenza, determinato dalle qualifiche di giovedì, sembrava di dover assistere ad una gara già segnata. Per le ragazze, in effetti, è stato così: con Céline Gros tagliata fuori da una foratura e Tracy Moseley che scivola su una radice e butta la sua gara, sono le ultime a partire che si giocano tutto. Mio Suemasa è sull’hot seat, e ci resta fino alla discesa della Pugin, che la scalza. Ma la giovane savoiarda, già campionessa del mondo junior lo scorso anno, resta sul trono soltanto “un giro”, fin quando scende la Jonnier. La campionessa del mondo di Rotorua e Fort William scuote però la testa, ammettendo di non trovarsi troppo a suo agio su questa pista tecnica e di aver commesso qualche errore di troppo. Infatti la Ragot è a pochi secondi, e la Atherton, sulla pista con lo stile di un medio atleta maschile, è già in vantaggio di un abisso al primo intertempo. Al secondo, incrementa. Al traguardo, sempre sicurissima, il distacco è abissale: 12 secondi sulla campionessa uscente, titolo strameritato per una ragazza che, oltre al talento, ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia di campioni.
L’inizio della gara maschile è come da copione: apre Florent Payet, che sbaglia però gara. Scende subito anche Oscar Saiz, ma anche per lui la pretattica non paga. E’ il turno di Bruno Zanchi, che gareggia nonostante la rottura del legamento collaterale del ginocchio l’ultima sua gara internazionale dopo quindici anni di successi: il primo italiano a vincere in coppa del mondo, ad Åre nel 1995, saluta tutti con una gara a denti stretti che chiuderà al 48esimo posto.
E’ il turno di Fabien Pedemanaud, che si siede sull’hot seat e ci resta a lungo, fino a quando scende il connazionale Fabien Barel: “mister mondiale”, colui che quando la pressione è al massimo rende al meglio, segna un ottimo tempo, che lo farà rimanere nella parte alta della classifica e giocarsi una medaglia. Si assiste a qualche spettacolare caduta, senza particolari conseguenze, nelle ultime curve del tracciato, subito dopo il salto in stile sci alpino: Adam Vagner cade e spedisce la bici tra il pubblico, oltre le reti; Bryn Atkinson cade nello stretto traverso dove viene rilevata la velocità, ad oltre 64 km/h, senza apparenti conseguenze. Nathan Rennie commette un paio di errori di troppo, evitando le cadute, ma ripartendo almeno due volte da fermo contro altrettanti alberi, Marc Beaumont rompe il cambio e scende a piedi. E’ il turno degli ultimi dieci: Julien Camellini segna il secondo tempo, Brendan Fairclough è veloce, ma non pulitissimo: il tempo ne risente. Steve Peat fa traiettorie tutte sue, discusse nei giorni precedenti a lungo con il compagno di team e grande amico Greg Minnaar, che lo portano al traguardo con oltre tre secondi su Barel. Mick Pascal si inventa salti dove non ce ne sono e tira al massimo le curve, staccando il terzo tempo provvisorio. Sam Hill, come detto sopra, è alieno: spiana gli ostacoli, pennella le curve, è veloce e concreto. All’ultimo salto va lunghissimo, è impressionante la sua velocità. Piega per affrontare l’ultima curva, derapage e drift, ma questa volta gli va male: l’australiano butta un vantaggio di oltre sei secondi e mezzo, risale in bici e chiude a soltanto 50 centesimi da Peat, che esclama «Per una volta è caduto anche lui».
Scende Leov, ma ha un tempo alto. Scende Minnaar, terzo provvisorio. Scende Atherton: non impressiona come Hill, ma non cade. Per vincere serve anche questo… L’inglese di Manchester si piazza al primo posto con oltre due secondi di vantaggio. Peat si dispera, è il suo quarto secondo posto, Hill ancora di più, perché ha buttato un titolo che aveva ormai in tasca.

Gli italiani: Zanchi leone, Milivinti poco soddisfatto (?). Beggin avrebbe preferito la pioggia
Detto di Zanchi, tra i primi a scendere per il tempo basso in qualifica, bisogna spendere qualche parola anche per gli altri italiani, autori di una prestazione ben al di sopra delle aspettative. A parte Carlo Gambirasio, a corto di allenamento per impegni di studio all’estero e che, arrivato a metà corsa, ha preferito rialzarsi, con le bracci legnose e a pezzi, gli altri azzurri hanno disputato un prova nel complesso soddisfacente, come era già successo in mattinata per gli junior. Luca Bertocchi è stato vittima di una scivolata in una curva nella parte alta, ma è ripartito e ha fatto una gara pulita. Lorenzo Suding ha dato tutto, non ha fatto errori anche se sarebbe potuto andare meglio, come ha dichiarato. Alan Beggin era uno dei pochi ad aver fatto la danza della pioggia, per avere un tracciato ancora più tecnico e duro, e non ha reso al massimo su pista asciutta e veloce. Milivinti, nonostante il quindicesimo posto, si è detto non del tutto soddisfatto della prestazione: un quindicesimo posto per cui, probabilmente, qualunque altro atleta tricolore avrebbe fatto la firma prima di partire…

Classifica finale uomini élite
1. Gee Atherton (Gran Bretagna) in 3’12”12 (media 42,16 km/h)
2. Steve Peat (Gran Bretagna) a 2”62
3. Sam Hill (Australia) a 3”15
4. Greg Minnaar (Sudafrica) a 5”22
5. Fabien Barel (Francia) a 5”80
6. Justin Leov (Nuova Zelanda) a 5”84
7. Mickael Pascal (Francia) a 8”00
8. Julien Camellini (Francia) a 9”19
9. Fabien Pedemanaud (Francia) a 9”34
10. Ivan Oulego Moreno (Spagna) a 14”74

11. Bernat Guardia Pascual (Spagna) a 14”75
12. Chris Kovarik (Australia) a 14”96
13. Kieran Bennett (Nuova Zelanda) a 16”41
14. Brendan Fairclough (Gran Bretagna) a 16”94
15. Marco Milivinti (Italia) a 17”49
16. Marcel Beer (Svizzera) a 18”00
17. Sam Blenkinsop (Nuova Zelanda) a 18”86
18. Amiel Cavalier (Australia) a 19”44
19. Marcus Klausmann (Germania) a 19”50
20. Alan Beggin (Italia) a 19”53
21. Nathan Rennie (Australia) a 19”61
22. Cameron Cole (Nuova Zelanda) a 20”08
23. Pasqual Canals Flix (Spagna) a 20”34
24. Cole Bangert (USA) a 20”50
25. Wyn Masters (Nuova Zelanda) a 20”79
26. Ben Cathro (Gran Bretagna) a 21”62
27. Damien Spagnolo (Francia) a 21”70
28. Lorenzo Suding (Italia) a 22”70
29. Ben Reid (Irlanda) a 23”20
30. Markolf Berchtold (Brasile) a 23”72
31. Nico Vink (Belgio) a 23”89
32. Duncan Riffle (USA) a 24”71
33. J.D. Swanguen (USA) a 24”86
34. Toni Berg (Finlandia) a 25”05
35. Dominik Gspan (Svizzera) a 25”05
36. Andrew Mitchell (Canada) a 25”10
37. Maciej Jodko (Polonia) a 25”26
38. Hans Lambert (Canada) a 25”77
39. Nick Beer (Svizzera) a 25”87
40. Will Rischbieth (Australia) a 28”50
41. Bryn Atkinson (Australia) a 30”06
42. Mathias Haas (Austria) a 30”09
43. Frank Schneider (Germania) a 30”28
44. Samuel Zbinden (Svizzera) a 30”46
45. Jürgen Beneke (Germania) a 30”75
46. Jared Rando (Australia) a 30”78
47. Oscar Saiz Castane (Spagna) a 30”92
48. Bruno Zanchi (Italia) a 31”06
49. Claudio Loureiro (Portogallo) a 32”17
50. Mike Skinner (Nuova Zelanda) a 32”80
51. Maicon Zottis (Brasile) a 33”11
52. Daniel Wolfe (Irlanda) a 34”86
53. Cody Warren (USA) a 35”10
54. Filip Polc (Slovacchia) a 35”75
55. Florent Payet (Francia) a 36”04
56. Patrick Meyer (Svizzera) a 36”14
57. Greg O’Keefe (Irlanda) a 36”86
58. Luca Bertocchi (Italia) a 37”29
59. Carlo Gambirasio (Italia) a 37”31
60. Marco Fidalgo (Portogallo) a 37”34
61. Aki Farm (Finlandia) a 37”52
62. Mario Jo Jarrin Molina (Ecuador) a 37”62
63. Renato Ventura (Portogallo) a 39”23
64. Luka Novak (Slovenia) a 39”81
65. Kain Leonard (USA) a 40”75
66. Jonty Neethling (Sudafrica) a 41”81
67. Emanuel Pombo (Portogallo) a 42”41
68. Gundars Osis (Lettonia) a 43”43
69. Lars Sternberg (USA) a 44”28
70. Santiago De Santiago (Argentina) a 45”69
71. Wataru Koyama (Giappone) a 45”83
72. Kyle Strait (USA) a 46”71
73. Arkadiusz Perin (Polonia) a 47”51
74. Karlis Kiruso (Lettonia) a 48”92
75. Martins Sprogis (Lettonia) a 52”40
76. Takuya Aoki (Giappone) a 53”03
77. Jure Logar (Slovenia) a 53”53
78. Daniel Pombo (Portogallo) a 53”56
79. Peter Novacik (Slovacchia) a 53”58
80. Greg Saharin (Sudafrica) a 54”72
81. Mitchell Delfs (Australia) a 56”94
82. Attila Hutter (Ungheria) a 1’01”50
83. Alberto Barilaro Caparros (Andorra) a 1’02”22
84. Matej Charvat (Repubblica Ceca) a 1’02”28
85. King Man Tsui (Hong Kong) a 1’02”77
86. Mike Mihai Moga (Romania) a 1’03”81
87. Marcus Pekoll (Austria) a 1’13”93
88. Sergey Maltsev (Russia) a 1’14”74
89. Matej Vitko (Slovacchia) a 1’15”75
90. Erik-Lennart Purres (Estonia) a 1’21”25
91. Ricardo Ferreira Campos (Andorra) a 1’21”64
92. Vadim Feklistov (Estonia) a 1’35”80
93. Marc Beaumont (Gran Bretagna) a 1’36”08
94. Gergely Veres (Ungheria) a 1’37”66
95. Andrew Neethling (Sudafrica) a 2’06”81
96. Jorg Jaramillo Salazar (Colombia) a 3’12”52
97. Adam Vagner (Repubblica Ceca) a 4’47”98
98. Pedro Ferreira Landskran (Cile) a 7’31”22
98 classificati

Classifica finale donne élite
1. Rachel Atherton (Gran Bretagna) in 3’49”92 (media 35,23 km/h)
2. Sabrina Jonnier (Francia) a 11”99
3. Emmeline Ragot (Francia) a 17”11
4. Floriane Pugin (Francia) a 20”33
5. Mio Suemasa (Giappone) a 21”76
6. Tracy Moseley (Gran Bretagna) a 22”38
7. Kathy Pruitt (USA) a 29”74
8. Fionn Griffiths (Gran Bretagna) a 30”18
9. Scarlett Hagen (Nuova Zelanda) a 30”22
10. Melissa Buhl (USA) a 30”46

11. Petra Bernhard (Austria) a 44”39
12. Micayla Gatto (Canada) a 46”16
13. Helene Valeria Fruhwirth (Austria) a 47”12
14. Claire Buchar (Canada) a 47”50
15. Danice Uyesugi (Canada) a 47”79
16. Amy Laird (Nuova Zelanda) a 54”52
17. Diana Marggraff (Ecuador) a 55”48
18. Elisa Canepa (Italia) a 59”60
19. Victoria Hernandez Molinas (Spagna) a 1’01”47
20. Kim Huard (Canada) a 1’01”82
21. Katarina Tothova (Repubblica Ceca) a 2’08”99
22. Katarina Pialova (Slovacchia) a 2’17”23
23. Céline Gros (Francia) a 2’26”57
24. Helena Boskova (Slovacchia) a 3’21”33
24 classificate

Albo d’oro
Campionato del mondo di downhill uomini élite

1990 Durango: Greg Herbold (USA)
1991 Il Ciocco: Albert Iten (Svizzera)
1992 Bromont: Dave Cullinan (USA)
1993 Métabief: Mike King (USA)
1994 Vail: François Gachet (Francia)
1995 Kirchzarten: Nicolas Vouilloz (Francia)
1996 Cairns: Nicolas Vouilloz (Francia)
1997 Château-d’Œx: Nicolas Vouilloz (Francia)
1998 Mont-Sainte-Anne: Nicolas Vouilloz (Francia)
1999 Åre: Nicolas Vouilloz (Francia)
2000 Sierra Nevada: Myles Rockwell (USA)
2001 Vail: Nicolas Vouilloz (Francia)
2002 Kaprun: Nicolas Vouilloz (Francia)
2003 Lugano: Greg Minnaar (Sudafrica)
2004 Les Gets: Fabien Barel (Francia)
2005 Livigno: Fabien Barel (Francia
2006 Rotorua: Sam Hill (Australia)
2007 Fort William: Sam Hill (Australia)
2008 Val di Sole: Gee Atherton (Gran Bretagna)

Campionato del mondo di downhill donne élite
1990 Durango: Cindy Devine (Canada)
1991 Il Ciocco: Giovanna Bonazzi (Italia)
1992 Bromont: Juli Furtado (USA)
1993 Métabief: Giovanna Bonazzi (Francia)
1994 Vail: Missy Giove (USA)
1995 Kirchzarten: Leigh Donovan (USA)
1996 Cairns: Anne-Caroline Chausson (Francia)
1997 Château-d’Œx: Anne-Caroline Chausson (Francia)
1998 Mont-Sainte-Anne: Anne-Caroline Chausson (Francia)
1999 Åre: Anne-Caroline Chausson (Francia)
2000 Sierra Nevada: Anne-Caroline Chausson (Francia)
2001 Vail: Anne-Caroline Chausson (Francia)
2002 Kaprun: Anne-Caroline Chausson (Francia)
2003 Lugano: Anne-Caroline Chausson (Francia)
2004 Les Gets: Vanessa Quin (Nuova Zelanda)
2005 Livigno: Anne-Caroline Chausson (Francia)
2006 Rotorua: Sabrina Jonnier (Francia)
2007 Fort William: Sabrina Jonnier (Francia)
2008 Val di Sole: Rachel Atherton (Gran Bretagna)

Link
Le classifiche complete: uomini élite e donne élite.
Una galleria di immagini su TranscendMagazine.com.
Il report del team Subaru – Mondraker (in inglese e francese).
Il report di Floriane Pugin (in francese).
Il report di Bryn Atkinon sul sito di Jill Kintner (in inglese).
Report e immagini del team Ancillotti: 1 e 2.
Report e immagini del team Iron Horse – Playbiker (qui in inglese).

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1 commento »

  1. Grande MILIVINTI!!

    E massima ammirazione per Sam Hill, che e’ il vero numero 1.

    Commento di cristiano — 26 giugno 2008 @ 16:16


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